Inaugura Coopworking – Nido in cui si allevano talenti

Un puzzle al posto del taglio del nastro. Il progetto pilota di Confcooperative comincia a dare i suoi frutti. I fondatori Milza e Sarselli: «Mettiamo insieme competenze professionali distanti per dare vita ad idee con un valore aggiunto». Il progetto di Inail Emilia-Romagna, Confcooperative e Provincia.

Non hanno fatto in tempo ad inaugurarlo che già la sua prima startup ha spiccato il volo. L’hanno chiamata “Sicurezza in 3D” e si propone di coniugare al meglio gli aspetti formativi sulla sicurezza sui cantieri con le ultime tecnologie applicate alla grafica. «Un progetto tra due settori apparentemente lontani, come grafica e sicurezza, sta per essere adottato da diverse società private. Questo è l’obiettivo di Coopworking». A parlare è Francesco Milza, presidente di Confcooperative nonchè fondatore, assieme al trentunenne Daniele Sarselli di Coopworking, una cooperativa nata con l’obiettivo di fare da incubatrice per le startup, le nuove attività imprenditoriali, in particolar modo giovanili. Sabato scorso hanno inaugurato la sede al settimo piano di un palazzo di largo Erfurt.

Tra i presenti il sindaco Paolo Dosi, l’assessore provinciale al lavoro Andrea Paparo, l’onorevole Paola De Micheli, l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Timpano, i direttori provinciale e regionale di Confcooperative Nicoletta Corvi e Pierlorenzo Rossi, il presidente regionale di Confcooperative Massimo Coccia. Non il tradizionale taglio del nastro ma la composizione di un puzzle che Dosi e Paparo hanno contribuito a formare. Come lo scopo del progetto: “incastrare” competenze e risorse di professionisti, con profili eterogenei ma complementari, per dare vita a idee con un elevato valore aggiunto.

«Ho aperto una società e mi sono reso conto delle problematiche di un neo imprenditore – evidenzia Sarselli, laureato in marketing –; oltre al costo dei dipendenti, c’è la continua formazione per stare al passo con il mercato; i costi fissi, poi l’accesso al credito per finanziare i nuovi progetti». Oggi è molto più difficile. «Se ad esempio voglio sviluppare un’applicazione – spiega come funziona -, ho bisogno di un programmatore e di un grafico. Bene. Vado in banca per ottenere un prestito per pagarli e al 90% mi dicono di no. C’è bisogno di garanzie che la maggior parte delle volte non ci sono. Ti chiedono di vincolare 10mila euro, di vincolare una casa, ti chiedono la firma di tuo padre. Torni a casa e l’idea rimane nel cassetto».

Così nascono le esperienze di coworking: condivisione di spazi lavorativi per abbattere le spese. L’evoluzione piacentina è il Coopworking. «Nel coworking di solito c’è il detentore del marchio che lo rilascia ai singoli. Nel coopworking invece – continua Sarselli – sono tutti soci. E’ rivolto prevalentemente ai giovani che mettono insieme le professionalità, abbattono i costi e non hanno quasi più bisogno della banca». Oggi i soci sono sette (due le cooperative) con un’età media sui trent’anni. Confcooperative ha fatto da trampolino, ma l’entrata nel Coopworking è aperta a tutti, indipendentemente dalle sigle. «E’ un nido in cui si allevano talenti – osserva Milza -, una volta spiccato il volo, se la caverranno da soli».

Federico Frighi – Libertà 09/10/2013

Posted on 19 novembre 2014 in Senza categoria

Responses (2)

  1. […] A Piacenza è possibile entrare in una realtà come questa grazie a Coopworking. […]

  2. […] Il concorso UNA NUOVA IDEA D’IMPRESA promosso da Innovami, un centro per l’Innovazione e incubatore d’impresa. […]

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